Grazie a questo segreto, l’impasto sarà una nuvola

C’è un momento, quando sollevi l’impasto e ti sembra quasi vivo, in cui capisci che non stai più “impastando”, stai costruendo aria. È lì che nasce la famosa consistenza “nuvola”, quella che al morso è soffice, elastica, mai secca, con una mollica alveolata che sembra fatta di piccoli palloncini.

Il vero segreto: tempo + autolisi

Il passaggio che cambia tutto si chiama autolisi. E no, non è una magia da professionisti, è una pausa intelligente.

In pratica mescoli solo farina + acqua, copri e lasci riposare 20-40 minuti. Fine. In quel tempo succedono due cose cruciali:

  • la farina assorbe l’acqua in modo uniforme
  • inizia a formarsi una rete di glutine più ordinata, senza stress meccanico

Risultato? Quando poi aggiungi lievito e sale, l’impasto si sviluppa più facilmente, regge meglio l’idratazione alta e intrappola i gas della fermentazione, proprio come un materasso pieno d’aria.

Se vuoi approfondire, il concetto è collegato anche alla fermentazione, che è il “motore” silenzioso dietro la leggerezza.

Cosa rende davvero un impasto “nuvola”

Quando funziona, lo riconosci subito. Non serve essere panettieri.

Un impasto nuvola ha:

  • morbidezza al morso (anche da freddo, non solo appena sfornato)
  • una struttura leggera ma resistente, non collassa
  • una mollica con alveoli irregolari, pieni d’aria
  • elasticità, cioè si stende senza strapparsi e senza “ritirarsi” troppo

E qui arriva la parte controintuitiva: non lo ottieni impastando di più, lo ottieni impastando meglio e soprattutto lasciando lavorare il tempo.

La triade che non tradisce: idratazione, pieghe, frigo

Se dovessi riassumerlo in tre mosse, sarebbero queste.

  1. Idratazione alta: punta al 70% o più (700 g acqua su 1 kg farina). All’inizio l’impasto sarà appiccicoso, poi si trasforma.
  2. Pieghe multiple: 2-4 giri di pieghe, distanziati, costruiscono forza senza “massacrare” l’impasto.
  3. Lievitazione lunga in frigo: una notte (o meglio 24 ore) rende l’impasto più stabile, profumato e leggero.

È la regola d’oro: forza con le pieghe, delicatezza con i riposi.

Procedimento base “nuvola” (semplice ma preciso)

Ecco uno schema che puoi adattare a pizza in teglia, focacce, panini morbidi.

  1. Autolisi: mescola farina e acqua, copri, 20-40 minuti.
  2. Aggiungi lievito, impasta fino a omogeneo. Solo dopo aggiungi il sale (mai a contatto diretto col lievito), e l’olio se lo usi.
  3. Riposo: 15 minuti.
  4. Pieghe: 2-4 giri ogni 20-30 minuti (stendi a rettangolo e piega i lati verso il centro).
  5. Lascia partire la lievitazione a temperatura ambiente finché vedi una crescita evidente, poi frigo overnight.
  6. Formatura delicata, seconda lievitazione, cottura ad alta temperatura con un po’ di vapore iniziale (anche solo una teglia d’acqua nel forno caldo).

Farina: serve davvero quella “giusta”?

Qui mi sono fatto una domanda pratica: posso farlo con qualsiasi farina? La risposta è, dipende da quanto vuoi spingere l’idratazione e quanto lunga sarà la maturazione.

Una farina pensata per impasti “ariosi” e lunghi, come Caputo Nuvola (tipo 0 o 00, proteica intorno a 11,5 g/100 g), tende a darti più margine: regge acqua, regge frigo, regge alveoli.

Non è obbligatoria, ma aiuta, soprattutto se stai cercando proprio l’effetto “wow”.

Gli errori che trasformano la nuvola in mattone

Questi sono i classici “inciampi”, quelli che ti fanno pensare di aver sbagliato tutto.

  • Poca acqua: impasto rigido, crescita limitata, mollica fitta.
  • Troppo lievito: gonfia in fretta ma poi cede, e spesso pesa sullo stomaco.
  • Impastare dopo la lievitazione: sgonfi l’aria conquistata con pazienza.
  • Farina troppo debole: con idratazioni alte rischi collasso.
  • Mani pesanti in formatura: schiacci la struttura proprio sul più bello.

Il punto finale: perché funziona

Autolisi, pieghe e frigo non sono “trucchi”, sono un modo elegante per far sì che l’impasto sviluppi una rete forte e flessibile, capace di trattenere gas e umidità. In altre parole, per trasformare ingredienti semplici in una consistenza che sembra impossibile.

E quando lo assaggi, lo capisci al primo morso: non è solo soffice, è leggero, come se avessi davvero catturato una nuvola e l’avessi messa in forno.

Redazione Bruciata News

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